mercoledì 31 dicembre 2025

La Tregua – Duo Réflections: il jazz come ascolto, dialogo e tempo condiviso | Redapolis Music

Duo Reflections – La Trgua

Duo Reflections – La Trgua (Filibusta Records, 2025)

Un dialogo poetico tra pianoforte e chitarra, tra jazz, invenzione e ascolto condiviso

Ascoltando La Tregua del Duo Réflections si avverte subito un disco che parla di jazz senza bisogno di dichiararlo. Non perché lo nasconda, ma perché lo assume come metodo: un modo di stare nella musica fatto di ascolto reciproco, gestione del tempo e rischio come parte integrante del processo creativo. Il disco è pubblicato dall'ottima etichetta italiana Filibusta Records, meritevole di un plauso per il coraggio e la cura con cui sostiene progetti musicali innovativi.

martedì 30 dicembre 2025

Cervello – Chaire & Live At Pomigliano D’Arco 1973: il tempo ritrovato del prog napoletano | Redapolis Music

Cervello – Chaire + Live At Pomigliano D’Arco 1973

Cervello – Chaire + Live At Pomigliano D’Arco 1973 (Sony Music, 2025)

Il tempo sospeso dei Cervello, tra passato e presente

Quando penso a Chaire, mi viene in mente il senso di cura e rispetto che la musica sa trasmettere, quella stessa attenzione che nell’antica Grecia era racchiusa nella parola Chaire: un saluto, un commiato, un augurio di stare bene. Ascoltando questo disco, ho la sensazione che i Cervello ci stiano effettivamente parlando da un’altra epoca, ma con la voce di oggi, restaurata con amore e tecnologia da Gianluigi Di Franco, che torna a vivere tra le note dei suoi compagni di sempre. Cinquant’anni dopo Melos, ascoltare Chaire è come aprire una scatola del tempo: dentro ci trovi sogni incompiuti, frammenti di creatività sospesa, e la magia di un gruppo che ha saputo fondere radici mediterranee, passaggi sinfonici e audacia sperimentale in un linguaggio unico.

lunedì 29 dicembre 2025

Quattro Racconti, Lars Fredrik Frøislie e Stefano “Lupo” Galifi: quando il prog nordico incontra la voce del prog italiano | Redapolis Music

Lars Fredrik Frøislie – Quattro Racconti

Lars Fredrik Frøislie – Quattro Racconti (Karisma Records, 2025)

Un ponte tra nord e sud, tra fiaba e realtà, tra mito e malinconia

Confesso che l’annuncio di Quattro Racconti mi ha colto di sorpresa. Dopo un anno già straordinariamente prolifico, che aveva visto la pubblicazione di Gamle Mester, Lars Fredrik Frøislie torna con un progetto che non solo riprende il suo esordio solista Fire Fortellinger, ma lo trasforma completamente grazie a un incontro inatteso e affascinante: quello con Stefano “Lupo” Galifi. Non potevo immaginare che un album già ricco di suggestioni nordiche e atmosfere fiabesche potesse guadagnare una nuova dimensione così intensa e immediata. 

sabato 27 dicembre 2025

Lights And Shades of Mine… In Vocalese!: Chiara Ceo e la voce come viaggio emotivo | Redapolis Music

Chiara Ceo – Lights And Shades of Mine… In Vocalese!

Chiara Ceo – Lights And Shades of Mine… In Vocalese! (Dodicilune, 2025)

Tra parola e suono, l’anima prende forma

Sta per finire l’anno e Lights And Shades of Mine… In Vocalese! arriva come un momento di ascolto raccolto, quasi necessario. Chiara Ceo non si limita a interpretare il Vocalese: lo vive, lo respira, lo trasforma in un percorso intimo che attraversa emozioni, ricordi e riflessioni profonde. La voce, per lei, non è semplicemente uno strumento da suonare, ma un corpo che vibra, un pensiero che prende forma, un ponte continuo tra l’interno e l’esterno. Ogni nota illumina e ombreggia, come accade nei giorni che si chiudono e in quelli che verranno, rivelando fragilità ma anche coraggio, delicatezza ma anche energia. Ascoltare questo disco è come entrare in un dialogo silenzioso con Chiara stessa: si percepisce la sua ricerca, la volontà di fermarsi, guardarsi dentro e trasformare il virtuosismo tecnico in poesia e narrazione, rendendo ogni frase musicale una piccola storia da scoprire e portare con sé.

mercoledì 24 dicembre 2025

Bla Bla Bla Mon Amour di Steve Rudivelli | Cantautorato e radici americane – Redapolis Music

Steve Rudivelli – Bla Bla Bla Mon Amour

Steve Rudivelli – Bla Bla Bla Mon Amour (Autoproduzione, 2025)

Tra notti brianzole e radici americane, un outsider racconta il suo mondo

Sono passati più di due anni da quando avevo ascoltato Calypso Gin, un lavoro che aveva messo bene a fuoco il modo personale con cui Steve Rudivelli riesce a trasformare frammenti di vita quotidiana in canzoni. In questo arco di tempo, evidentemente, le storie non si sono fermate. Bla Bla Bla Mon Amour nasce proprio da lì: da un accumulo di esperienze, incontri, notti e silenzi che trovano oggi una nuova forma musicale.

Il disco procede senza urgenza, scegliendo la strada della narrazione più che quella dell’impatto immediato. Le canzoni sembrano emergere da ambienti concreti, fatti di periferie, locali notturni e personaggi che vivono ai margini, osservati senza giudizio. L’ironia convive con una vena malinconica costante, e la scrittura alterna immagini taglienti a momenti di fragile intimità.

Dal punto di vista sonoro, Bla Bla Bla Mon Amour mantiene una forte continuità con il percorso precedente di Rudivelli, ma con una maggiore attenzione alla definizione complessiva. L’acustica e l’armonica restano elementi centrali del suo linguaggio, mentre la produzione sceglie di valorizzare equilibrio e chiarezza, permettendo alla voce e ai testi di emergere con naturalezza. Il suono è asciutto, diretto, mai sovraccarico, e accompagna il racconto senza sovrastarlo.

In questo contesto si inserisce in modo decisivo il contributo di Andy D, alle chitarre elettriche e alla slide. Il suo lavoro costruisce una struttura solida e coerente, fatta di riff essenziali e interventi misurati che sostengono il cantato ruvido di Rudivelli. Non c’è ricerca di protagonismo, ma una complicità evidente, che dà corpo ai brani e ne rafforza l’identità rock, mantenendo sempre al centro la dimensione narrativa.

Rispetto ai lavori precedenti, il suono grezzo e spontaneo lascia spazio a una produzione attenta e calibrata, curata da Rudivelli con πstudio, e a un mixing preciso realizzato da Cristiano Sanvito al Sound Workshop di Monza. Strumenti e voce si intrecciano con naturalezza, permettendo ai testi del cantautore brianzolo di emergere con tutta la loro intensità e poesia.

L’apertura è affidata a John Sexy Paranoid Yellow, che cattura subito l’ascolto con un andamento ipnotico: l’acustica disegna il giro portante mentre l’armonica incide un flusso di pensieri teso e inquieto. La voce di Rudivelli si muove tra nervosismo e sensualità, mettendo subito a fuoco il tono del racconto. 

Subito dopo, Francia perché rallenta il ritmo in una ballata che respira ampie emozioni, sospesa tra ricordi e desideri non realizzati. Le sonorità richiamano mari lontani e nostalgie segrete, con l’armonica a scandire i passaggi e le chitarre elettriche a delineare colori delicati senza mai sovrastare la voce di Rudivelli.

Il disco si concede poi una deviazione più luminosa con Calipso Malibù, attraversata da suggestioni lontane e atmosfere marine. Il gioco ritmico richiama spiagge e immaginari tropicali, filtrati però da una sensibilità rock che evita qualsiasi cartolina scontata.

Poco dopo, Osso di pescecane cambia di nuovo il clima: il ritmo accelera, il racconto si fa più fisico e diretto, tra immagini di mare e conflitto, con un’energia che spinge in avanti l’intero disco.

La parte centrale si muove su toni più raccolti. Chewingum Revenge è una ballata costruita sull’acustica, attraversata da un’ironia sottile e da un’atmosfera sospesa, quasi sognante. Prepara il terreno a Diamond on Diamond, probabilmente il momento più elegante del lavoro, dove la scrittura si fa essenziale e fragile, parlando di desiderio, gioco e di una fortuna che non sempre si lascia inseguire.

La vena narrativa riaffiora in Jack dal dente d’oro, un brano che vira verso il folk animato da un personaggio straordinario, ritratto con naturalezza e senza artifici, capace di catturare subito l’immaginazione. 

Subito dopo, il disco si oscura con Summer 23, una ballata dal sapore criminale attraversata da una malinconia profonda, dove l’armonica guida il racconto verso territori più cupi, fatti di abbandono e ferite difficili da rimarginare.

Subito dopo, il disco si oscura con Summer 23, una ballata dal sapore criminale attraversata da una malinconia profonda, dove l’armonica guida il racconto verso territori più cupi, fatti di abbandono e ferite difficili da rimarginare.

Verso la chiusura, Ultimo ballo rallenta ulteriormente il passo, affidandosi a un valzer scarno e intenso, in cui la voce sembra confessare più che cantare. È un momento di forte esposizione emotiva, che prepara il terreno al brano finale. Bla Bla Bla Mon Amour, title track e manifesto dell’album, chiude il disco con un equilibrio riuscito tra disincanto e romanticismo, sintetizzando al meglio l’universo di Rudivelli e lasciando l’ascoltatore con una sensazione di compiutezza.

Steve Rudivelli

Alla fine di Bla Bla Bla Mon Amour resta la sensazione di avere attraversato un mondo vivo, fatto di dettagli essenziali, personaggi fragili e emozioni che non si concedono subito. Ogni brano lascia un segno, come un diario intimo tra ironia e malinconia. Chi segue abitualmente Rudivelli  sa quanto sappia muoversi tra atmosfere notturne e radici americane, trasformando ogni canzone in un racconto vivo, pronto a esplodere dal vivo con la sua energia punk-rock e acustica.

Tra le chitarre elettriche e la slide di Andy D, l’acustica e l’armonica che sembrano respirare insieme a lui, emerge la sensazione di aver incontrato un outsider autentico del rock italiano, capace di raccontare il mondo senza abbellirlo. Non resta che lasciarsi trasportare, perdersi e ritrovarsi tra le pieghe di questo piccolo grande viaggio sonoro, dove ogni nota racconta una storia e ogni silenzio custodisce un’emozione.


English version

Steve Rudivelli – Bla Bla Bla Mon Amour (Autoproduzione, 2025)

Between Brianza nights and American roots, an outsider tells his world 

It has been more than two years since I last listened to Calypso Gin, a work that clearly highlighted the personal way Steve Rudivelli transforms fragments of everyday life into songs. In that time, the stories obviously haven’t stopped. Bla Bla Bla Mon Amour emerges from precisely that: a collection of experiences, encounters, nights, and silences that now take on a new musical form.

The album unfolds without hurry, choosing storytelling over immediate impact. The songs seem to arise from tangible environments—suburbs, late-night bars, and characters living on the margins—observed without judgment. Irony coexists with a persistent melancholic streak, and the lyrics alternate between sharp imagery and moments of fragile intimacy.

Sonically, Bla Bla Bla Mon Amour maintains continuity with Rudivelli’s previous work, but with greater attention to overall definition. The acoustic guitar and harmonica remain central elements of his language, while the production emphasizes clarity and balance, allowing the voice and lyrics to emerge naturally. The sound is lean, direct, never overloaded, supporting the narrative without overwhelming it.

In this context, Andy D’s contribution on electric guitar and slide is decisive. His playing provides a solid, coherent foundation, with essential touches that support Rudivelli’s rough vocal delivery. There’s no search for protagonism, only evident complicity that strengthens the songs and reinforces their rock identity while keeping the storytelling at the center.

Compared to previous works, the raw, spontaneous sound makes way for careful, refined production, managed by Rudivelli with πstudio, and precise mixing by Cristiano Sanvito at the Sound Workshop in Monza. Instruments and voice blend naturally, allowing the singer-songwriter’s lyrics to emerge with all their intensity and poetry.

The album opens with John Sexy Paranoid Yellow, immediately capturing attention with a hypnotic rhythm: the acoustic guitar shapes the main structure while the harmonica traces a tense, restless stream of thought. Rudivelli’s voice moves between nervousness and sensuality, immediately setting the tone for the narrative.

Next, Francia perché slows the pace with a ballad full of expansive emotion, suspended between memories and unfulfilled desires. The sounds evoke distant seas and secret nostalgias, with the harmonica marking the passages and the electric guitars adding delicate color without ever overpowering Rudivelli’s voice.

The album then takes a brighter turn with Calipso Malibù, filled with distant suggestions and maritime atmospheres. The rhythmic interplay evokes beaches and tropical imagery, filtered through a rock sensibility that avoids clichés.

Soon after, Osso di pescecane shifts the mood again: the tempo accelerates, the story becomes more physical and direct, with images of sea and conflict driving the album forward.

The central section moves to a quieter tone. Chewingum Revenge is an acoustic-based ballad, infused with subtle irony and a dreamlike atmosphere. It sets the stage for Diamond on Diamond, arguably the album’s most elegant moment, where the writing becomes essential and delicate, exploring desire, chance, and the unpredictable nature of fortune.

The narrative vein returns in Jack dal dente d’oro, a folk-tinged track featuring an extraordinary character, portrayed naturally and without affectation, immediately capturing the imagination.

The album darkens with Summer 23, a ballad with a criminal edge and deep melancholy, where the harmonica guides the story into darker territories of abandonment and wounds hard to heal.

Toward the close, Ultimo ballo slows even further, relying on a sparse, intense waltz in which the voice seems to confess rather than sing. It is a moment of strong emotional exposure, preparing the listener for the final track. The title track, Bla Bla Bla Mon Amour, closes the album with a balance of disillusionment and romance, perfectly encapsulating Rudivelli’s universe and leaving the listener with a sense of completeness.

At the end of Bla Bla Bla Mon Amour, one feels as if a living world has been traversed, full of essential details, fragile characters, and emotions that do not reveal themselves immediately. Each song leaves a mark, like an intimate diary oscillating between irony and melancholy. Those who have followed Rudivelli closely know how he moves between nocturnal atmospheres and American roots, transforming every song into a living story, ready to explode live with his punk-rock and acoustic energy.

Amid Andy D’s electric guitars and slide, and Rudivelli’s acoustic and harmonica that seem to breathe with him, there is the sense of having encountered an authentic outsider of Italian rock, capable of telling the world as it is. One can only let oneself be carried away, losing and finding oneself in the folds of this small yet vast sonic journey, where every note tells a story and every silence holds an emotion.